Questo capitolo, tratto dal racconto "Una spedizione botanica in Calabria" di Michele Tenore, racconta la 'gita' a monte Cocuzzo da parte dell'autore. Nel leggerlo, si ravvivano i ricordi e si ampliano i punti di vista, sulle escursioni fatte per raggiungere la vetta di monte Cocuzzo.
Se il Signor Tenore ci avesse avvisati in tempo saremmo andati volentieri con lui.
Lunedì 10 luglio 1826
Gita al Cucuzzo
Alle 5 della mattina lasciamo Cosenza, e muoviamo alla volta di Mendicino. Non è questa la sola strada, che si può battere per andare al Monte Cucuzzo. Infatti, due altre ce ne sono state proposte, la prima per Carolei, più all’oriente di Mendicino, e l'altra per Cerisano, più all’occidente; ma i conoscitori del luogo sostengono che quella di Mendicino sia la più breve; quando si voglia tornare la sera a Cosenza; laddove andando per altra via bisognerebbe impiegare in questa gita due giorni. Cosenza si lascia, passando il ponte del Busento, e quindi prendendo la valle, dove il letto stesso del fiume replicate volte guadar bisogna, perchè il viottolo dei pedoni non è praticabile a cavallo. Sulle colline la vallata e alberata di viti, fichi ed altri alberi fruttiferi, indi elevandosi verso il monte, di castagni, querce e noci. Bello è l’osservare la giacitura geologica delle varie masse di rocce, che si presentano lungo la vallata del letto del fiume percorsa. Lasciate le argille. nelle più basse colline cominciano a mostrarsi i scisti argillosi e micacei, i quali diventano sempreppiù compatti nei luoghi ove i fianchi del monte è più addentro scoperti si mostrano. lvi in molti luoghi evidente manifestano il loro senso collo gneis e col granito. Largo pascolo al geologo offrono perciò il letto e le sponde del Busento per le belle e variate specie di rocce di cui può fare ampia collezione ; e tra le quali tutte le combinazioni si trovano del feldspato del quarzo, dell’orniblenda, della mica.
