venerdì 31 maggio 2013

Escursione a monte Cocuzzo maggio 2013

Escursione a Monte Cocuzzo (1541 msl) 

Lunghezza 15 km, dislivello 600m
 L’escursione a Monte Cocuzzo, anche se più volte ripetuta, riamane sempre una dell’escursioni più panoramiche, perchè offre una vista aerea a 360 gradi! Quando ci si trova sulla cima di Monte Cocuzzo, è possibile vedere: guardando verso il lato mare (ovest), il cono fumante dello Stromboli, l’isola di Panarea, Salina, Vulcano, Lipari e nelle giornate terse il cono dell’Etna, guardando verso nord si vedono la Montea, La Caccia, e continuando verso nord si vedono le cime del monte Pollino, Dolcedorme, mentre ad est la valle del Crati con la vista sulla Sila. Una visuale mozzafiato che permette di scrutare quasi tutta la Calabria. 
All’escursione di oggi 27 maggio 2013 hanno partecipato, Filippo, Giacomino, Franchinella, Marialuisa, Franco. L’escursione ha inizio dalla pineta di Longobardi, costeggiando le altissime conifere, che ci riparano dal sole! Uscendo dalla pineta si intravede la cima di monte Cocuzzo che si staglia nel cielo blu. 

Si inizia la salita, all’interno di un bosco di faggi e ontani, e con un po’ di fatica si giunge all’anticima che consiste in un pianoro costellato da formazioni rocciose, che ospita una sorta di intricato labirinto di rupi formato da dedine di guglie, rupi bizzarre, antri naturali , inghiottitoi. 

Si prosegue a vista verso la cima che in poco tempo la si raggiunge. Sulla cima è presente una croce e una serie di antenne. Dopo una piccola pausa si riprende la marcia, seguendo la stradina (lato nord) che porta al rifugio nominato Casellone, da qui si prosegue su una stradina in terra battuta, fino a ricongiungerci al punto di partenza. Alla prossima Camminando onlus Amantea g.g.

mercoledì 21 novembre 2012

Cascate del Menta - Aspromonte


Escursione alle cascate del Maisano o del Menta.
Questa escursione è stata percorsa nel mese di agosto con i il gruppo dei ‘camminando onlus’.
Si deve raggiungere il Parco dell’Aspromonte e precisamente Gambarie e proseguire per la strada per il monte Montalto, e prendere la direzione ‘diga del Menta’. Prima di raggiungere il punto di partenza, è obbligatorio fermarsi, ad ammirare l’incantevole Costa Viola, da sopra il naturale balcone di sant’Elia di Palmi, e successiva tappa è la visita al ‘ceppo’ di Garibaldi, cioè l’albero dove si è seduto Garibaldi quando è stato ferito.
E’ una bellissima giornata di agosto, ed iniziamo a scendere nel letto del fiume Maesano, più volte ci siamo recati in questo posto ed ogni volta ci sorprende con nuovi scorci e intense sensazioni. Ma questa volta ci aspetta una brutta sorpresa, tutta la valle ha subito un incendio distruggendo il sottobosco ed abbattendo diversi alberi, la rabbia e la voglia di urlare ci assale e restiamo impotenti di fronte a tale scempio.
Durante la discesa verso le cascate incontriamo la signora Rosa, che con qualche difficoltà anche lei ha intrapreso la discesa, le chiediamo se vuole unirsi a noi, così da condividere ‘gioie e dolori’, accetta anche se è titubante, per le proprie capacità fisiche, ma lo è di più, per il marito si è fermato sul sentiero ad aspettarla, dato che non aveva nessuna intenzione di continuare. La Signora Rosa, più volte nel corso delgli anni precedenti, aveva provato a raggiungere le cascate, ma ogni volta aveva dovuto rinunciare, ma questa volta e con il nostro supporto aveva deciso di arrivarci, spinta anche dal motto che le avevamo instillato: “se non ora quando!”.
Raggiungiamo le acque limpide del fiume, cosparso di grossi e tondi massi di granito, diverse trote fario, al nostro arrivo si nascondevano tra i massi ma ci davano il tempo di intravedere la colorazione picchiettata di rosa.

Raggiungiamo le cascate, che si sviluppano su tre salti, e ad ogni salto vi è una vasca straripante di un’acqua color smeraldo. Troviamo un posto dove sederci e i più temerari si fanno un tuffo nelle fresche (gelide) acque (tra cui io).
Questa volta, purtroppo, il pranzo è costituito da un frugale panino e l’immancabile bicchiere di vino che allieta la nostra conversazione e le nostre risate.
La signora Rosa, un po’ preoccupata, si è messa già sulla strada del ritorno, in poco tempo la ritroviamo esausta, seduta sopra un sasso che parlava con degli altri escursionisti che rientravano, ed affidava alla loro cortesia di rassicurare il Signor Luigi (il marito), nel caso lo avessero incontrato.
Con un po’ di fatica raggiungiamo il luogo dove abbiamo lasciato l’auto, e finalmente la signora Rosa trova suo marito, che la guarda con uno sguardo rabbioso, cercò di rabbonirlo, presentandoci e elogiando la nostra pazienza.

L’escursione non è ancora finita, anche perché decidiamo di passare da Montalto per una visita al Cristo Redentore e per ammirare la vista della Sicilia e del grande e sovrastante cono dell’Etna. Ridiscendendo da Montalto decidiamo di visitare il Santuario della Madonna di Polsi. Incontriamo gruppi di pellegrini sciamano lungo le strade tortuose e ripide che conducono al santuario. E’ già iniziata la novena che anticipa il giorno della festa (1 e 2 settembre), si respira un’aria decisamente medievale.
Da Polsi a San Luca attraversiamo ampi e secchi letti di fiumare, risalendo e ridiscendendo ripide montagne, per una strada a dir poco dissestata, siamo nel cuore dell’Aspromonte e ne ammiriamo tutta la sua primitiva forza. Lungo il percorso intravediamo pietra Cappa con la sua gibbosa rotondità (meta di una prossima escursione).
Ritorniamo ad Amantea transitando sulla strada che da Mammola arriva a Rosarno. Rincasiamo un po’ esausti, ma carichi di una giornata trascorsa tra la natura e condivisa per ogni emozione.
Buon cammino da Giuliano.















martedì 6 novembre 2012

Escursione al Monte Barbaro 5 nov 2012

La giornata era una di quelle che volesse quasi metterti alla prova...e noi, nonostante tutto accettammo la sfida. Siamo partiti alle 9n dopo che ognuno si era sistemato come meglio poteva con i propri impegni.Siamo stati in 8 questa volta. Io( Franco), Alessandra, Giusy, Franchinella, Roberto, Pierpaolo; Rocco, Giuliano. Tutti con la stessa voglia e lo stesso scalpitìo nel cuore. Quello di portarci sempre piu in alto ad ammirare il blu più lontano del nostro Mar Tirreno. La salita è stata faticosa ma il breve sostare di volta in volta che effettuavamo ci ricaricava per l'immediata ripartenza..Le isole Eolie, tutte e 7 erano li...quasi a galleggiare dietro quella nebulosa lieve ke affusolava le loro forme diverse ma insostituibili. La nostra vista era appagata da uno spettacolo non eretto da mani umane. I grossi nuvoloni che minacciosamente si avvicinavano..poco ci importavano..e niente avrebbero potuto fare per rovinarci quell irrefrenabile giornata. Giunti sulla cima la vista spaziava in qualunque direzione. 


Le varie tonalità di verde regalavano un vivace gioco di colori. I falchetti su nel cielo immobili sfruttavano maestosamente le veloci correnti di quel gradito libeccio.LA GIORNATA ERA TUTTA NOSTRA...Piu avanti grazie alla caparbietà mia e di Giuliano scopriamo un posto fantastico dove poter banchettare e consumare il nostro tanto e meritato pranzo. Il vino, un ottimo Cirò mise a tacere ogni commento...regalandoci così un prezioso silenzio oltre che ad un meraviglioso e spettacolare prato dinanzi a noi....come uno dei migliori campi da golf della nazione. Ora esausto...sono qui...su questa tastiera a sognare la prossima escursione....LA CALABRIA E' IL REGNO DEGLI DEI...(Francesco Naccarato)
























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lunedì 15 ottobre 2012

Monte Barbaro, Fiumefreddo Bruzio


 Risalita del monte Barbaro
Bellissima escursione per il panorama che abbraccia dal golfo di Lamezia Terme fino al golfo di Policastro, con la vista della costa Paolana e ldelle imponenti cime della Montea e della La Caccia. Raggiungendo la cima del monte Barbaro, monte Cocuzzo sovrasta e domina la vallata. Escursione priva di difficoltà, si segue un sentiero sterrato che parte da piano Barbaro, che lo si raggiunge transitando per Fiumefreddo Bruzio paese e dirigendosi verso la Badia di Fonte Laurato (aperta nel mese di Agosto,durante il patrono di Fiume Freddo, vicino la badia c'è la presa dell'acquedotto che arriva ad Amantea). Dalla badia, si continua con la macchina o a piedi, per la strada asfaltata che porta a Piano Barbaro. Lasciare l'auto ed imboccare il sentiero che è chiuso con un rudimentale cancello (richiuderlo, scappano le pecore e i buoi).
La stradina sterrata e ripida comincia ad essere appagante nel godere del paesaggio di Fiumefreddo paese, di Falconara Albanese e della costa. Arrivati all'antecima, si trovano i pascoli per le mucche ed i cavalli e una fresca fontana che immette l'acqua in un abbeveratoio per gli animali. Si prosegue seguendo la strada o il crinale e si giunge a monte Barbaro. Da quì si gode una bellissima vista del Monte Cocuzzo. Si può proseguire seguendo la strada e si giunge sulla cima successiva, fino ad arrivare alla Mano del Gigante. Lungo il percorso si incontrano ancora pascoli ed abbeveratoi per animali.
L'escursione è lunga circa 15 chilometri, evitare di farla nei mesi estivi.
L'escursione è stata fatta più volte, con Nino e con la Belva.
Buon cammino da Giuliano







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venerdì 12 ottobre 2012

Camminata nelle colline a ridosso di Amantea


Da Amantea a Terrati salendo dal fiume Colongi e ritornando dalla contrada Cannavina.

Camminata con partenza da Amantea, risalendo il fiume di Colongi, passando per la ex sorgiva detta 'du sghicciaturu', passando sotto i secolari platani di San Pietro in Amantea, proseguendo per la strada dei Terrati. Sosta per il pranzo al rifugio della forestale e ritorno da San Pietro, per la vecchia strada (franata) che riporta ad Amantea.
Camminanti: Franco, Roberto, Alessandra e Giacomo.
Chilometri percorsi, 21, con un dislivello di 500 m.















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lunedì 8 ottobre 2012

Calabria Coast to Coast - Luglio 2011

Inserisco in questo post, la 'premessa' per l'attraversata a piedi della Calabria, da Amantea a Crotone, che è stata percorsa nel mese di luglio del 2011, insieme ai camminanti Franco, Enzo, Roberto ed io (Giuliano).

160 chilometri in sette giorni, trascorsi ad ascoltare, a respirare, ad annusare, a gioire, ad assaporare la 'calabresità' impregnante all'ombra dei castagni, nei consigli dei miglior sentieri, nella freschezza di una acqua sorgiva, nei ricordi delle civiltà scomparse, nel vino rosso di parenti, nelle descrizioni di altri viaggiatori, nell'incredulità di chi incontravamo.
Ma principalmente, sette giorni trascorsi insieme a condividere ciò che ci accadeva lungo la il 'cammino'.


Calabria Coast to Coast
Una sera ricevo una telefonata di Franco, che mi dice “Giuliano, ho un progetto, un progetto da realizzare, raggiungimi al più presto al salone che ne parliamo, sbrigati, cerca di arrivare in fretta”. La telefonata si interrompe e mi lascai trasportare dall’immaginazione per cercare di capire cosa volesse intendere con la parola “progetto”, ho pensato ad una serata trascorsa sulla torre d’avvistamento di monte Mancuso, oppure alla lettura di poesie al chiaro di luna sopra il monte Santa Lucerna, oppure andare a piedi alla Madonna di Polsi, tutte idee

giovedì 4 ottobre 2012

Gita a Cucuzzo, lunedi' 10 luglio 1826

Questo capitolo, tratto dal racconto "Una spedizione botanica in Calabria" di Michele Tenore, racconta la 'gita' a monte Cocuzzo da parte dell'autore. Nel leggerlo, si ravvivano i ricordi e si ampliano i punti di vista, sulle escursioni fatte per raggiungere la vetta di monte Cocuzzo.
Se il Signor Tenore ci avesse avvisati in tempo saremmo andati volentieri con lui.

Lunedì 10 luglio 1826

Gita al Cucuzzo


Alle 5 della mattina lasciamo Cosenza, e muoviamo alla volta di Mendicino. Non è questa la sola strada, che si può battere per andare al Monte Cucuzzo. Infatti, due altre ce ne sono state proposte, la prima per Carolei, più all’oriente di Mendicino, e l'altra per Cerisano, più all’occidente; ma i conoscitori del luogo sostengono che quella di Mendicino sia la più breve; quando si voglia tornare la sera a Cosenza; laddove andando per altra via bisognerebbe impiegare in questa gita due giorni. Cosenza si lascia, passando il ponte del Busento, e quindi prendendo la valle, dove il letto stesso del fiume replicate volte guadar bisogna, perchè il viottolo dei pedoni non è praticabile a cavallo. Sulle colline la vallata e alberata di viti, fichi ed altri alberi fruttiferi, indi elevandosi verso il monte, di castagni, querce e noci. Bello è l’osservare la giacitura geologica  delle varie masse di rocce, che si presentano lungo la vallata del letto del fiume percorsa. Lasciate le argille. nelle più basse colline cominciano a mostrarsi i scisti argillosi e micacei, i quali diventano sempreppiù compatti nei luoghi ove i fianchi del monte è più addentro scoperti si mostrano. lvi in molti luoghi evidente manifestano il loro senso collo gneis e col granito. Largo pascolo al geologo offrono perciò il letto e le sponde del Busento per le belle e variate specie di rocce di cui può fare ampia collezione ; e tra le quali tutte le combinazioni si trovano del feldspato del quarzo, dell’orniblenda, della mica.