sabato 25 gennaio 2014

La via delle torri: torre San Giovanni e torre della Principessa. Quanta ‘storia’ in pochi ‘tumminati’ di terra

Escursioni tra storia e natura: ‘La via delle torri di avvistamento e difesa’ 
Percorso – Dalla torre San Giovanni di Campora San Giovanni alla torre della Principessa, passando per la contrada Augurato e Mirabella.
Dati tecnici - Il percorso è di circa 10 chilometri, con un dislivello di 200 metri, si svolge su strada sterrata ed asfaltata, è un tragitto ad anello ed è adatto a tutti, percorribile in circa quattro ore! 
Buon cammino!

Quanta ‘storia’ in pochi ‘tumminati’ di terra

Premessa
Queste escursioni o passeggiate si svolgono tra gli uliveti, le macchie mediterranee di mirto e lentisco, tra i rossi corbezzoli e i petali ‘stropicciati’ dei cisti, tra i boschi di leccio o sugherello, su promontori da cui godersi l’ampio specchio di mare del golfo di Santa Eufemia che spazia da capo Vaticano a capo Palinuro, con la visione delle isole Eolie, accompagnati dal profumo ‘giallo’ delle ginestre, o delle zagare degli agrumeti, con la vista di monte Cocuzzo o della Montea o del monte Mancuso, ma oltre questa natura che la terra di Calabria così varia nella morfologia e nella conformazione territoriale, ci offre in modo anonimo e disinteressato strati e strati di storia, accumulatosi nel corso dei millenni. Una storia sepolta sotto pochi centimetri di terra, dimenticata dagli uomini che vi vivono, forse perché ritengono che questo ‘passato’ non gli appartenga o forse perché è ancora troppo breve il tempo che serve a dimenticare un ‘passato’ fatto di sacrifici e stenti, un passato di una ‘Calabria Citra’, un passato feudale e clericale, un lungo medioevo che in questa terra forse è durato troppo!




L’escursione
Questa escursione, si svolge, visitando la torre San Giovanni, passando dalla torre della Principessa e compiendo un percorso ad anello, transitando dalla contrada Augurato e dalla contrada Mirabella.
L’area geografica che attraverseremo ci fornisce strati di storia, accumulatosi nel corso dei millenni, in una terra che ha visto abitanti stanziali o persone in cerca di conquista. 
In questo dolce pendio collinare, esposto al sole del tramonto, si sono susseguiti popoli pre-ellenici, Bretti, della Magna Grecia, dell’impero romano, di contadini ‘fedeli e sottomessi’ ai feudi dei signorotti borbonici o clericali. Uno spaccato di storia che giace sotto pochi centimetri di terra trattenuta o forse preservata dalle radici degli ulivi, dove ogni tanto la lama del vomero, porta alla luce qualche ‘pietra vecchia’ o qualche pezzo di ‘ferro verde’. 

Il percorso ha inizio, dalla torre San Giovanni, collocata nel comune di Campora San Giovanni, la torre è di forma circolare, con un diametro di 9 metri, con scarpa, senza toro di divisione. La data di costruzione risale al 14° secolo, la torre, per la sua mole aveva la funzione sia di avvistamento e di difesa. Tutta la ‘fabbrica’ è inglobata in un nucleo di case aggiunte, ulteriori cambiamenti si sono avuti, a causa delle aperture per mettere in comunicazione le nuove costruzioni. Della torre, si possono ancora osservare, una corona di beccatelli in arenaria a tre mensole, ancora intatti. Questa torre rispetta la logica difensiva, messa in atto durante il periodo viceregnale, di comunicazione visiva, tramite segnali di fumo di fuoco o scoppi, con la torre posta a nord, cioè la torre Coracena e la torre posta a sud, cioè la torre della Principessa.


Lasciamo la torre San Giovanni e si prosegue sulla vecchia Nazionale in direzione sud, di fronte a noi si apre la fertile, piana alluvionale creata dal fiume Savuto e dopo un rettilineo di circa un chilometro, si scorge sopra un piccolo rialzo, la torre della Principessa. 

Si può visitare la torre dall’esterno, e volendo e con un po’ di attenzione al terreno un po’ accidentato, si può raggiungere la base. La torre è a pianta quadrata, si possono scorgere ancora i punti di ancoraggio delle caditoie poste sopra ogni lato, le quali sono state demolite per alleggerire la struttura. La torre è di epoca viceregnale, ed è stata costruita in seguito all’editto del viceré don Pedro Parfan de Ribera duca d'Alcalà che imponeva la costruzione di torre costiere per limitare l’attacco dei saraceni o turchi che provenivano dal mare. 
Sopra il terrazzo in un periodo successivo è stata realizzata una ulteriore costruzione in muratura. Sulla porta d’ingresso, vi era lo stemma dei Cavallo Marincola, ora asportato (rubato?), si possono individuare ancora le feritoie, di cui una ampia sul lato mare, e sull’ingresso ve ne è una con incisa una data ‘1836’, presumibile quella di restauro. 
Entrando, nella torre, in prossimità della porta d’ingresso è presente un piccolo forno e nelle ampie stanze vi sono ancora attrezzi di uso contadino, tramite una scala si accede al primo piano e da qui alla terrazza. Fino a poco decenni fa era abitata, ora è in completo abbandono e si evidenziano diversi punti di cedimento. La torre aveva la funzione di avvistamento delle incursioni e di difesa del feudo, doveva essere presente un piccolo presidio armato. 
La torre è in comunicazione visiva, a nord con il torrione e a sud con torre Terina e torre Casale. 
La torre della Principessa, ancora oggi potrebbe essere riconsolidata ed adibita a spazio museale etnografico o per mostrare i reperti archeologici, in modo da illustrare la ‘storia’ che si è susseguita in questa area.

Continuando la nostra passeggiata, a poche decine di metri, lungo la stradina, sul lato collinare è stata rinvenuta una villa romana di epoca imperiale, di grandi dimensioni, di cui si sono stati riportati alla luce, recentemente, i muri perimetrali e degli splendidi mosaici, oggi sono visibili solo i muri perimetrali il resto è stato volutamente interrato per la conservazione, in attesa di ulteriori studi archeologici. 
Si lascia la torre della Principessa e si sale lungo la strada che conduce alla contrada Augurato. Stiamo calpestando il suolo dove era situata l’antica città della Magna Grecia, citata da Omero nell’Odissea, Temesa. 

La Temesa dei greci
Omero narrando le gesta di Telemaco, figlio di Ulisse, scriveva: “Con navi io giunsi e naviganti miei, fendendo le salate onde ver gente d’altro linguaggio, e a Temesa recando ferro brunito per temprato rame, ch’io ne trarro”. Temesa ebbe forte rilievo commerciale, perché riforniva i greci ai tempi di Omero, di ferro e rame, estratto dalle miniere poste nel suo territorio. Intorno al 194 a.C Temesa divenne colonia romana. 

Il mito di Eutimo e Polite.
In questa escursione è con noi Mario Aloe, che ci ricorda il mito di Eutimo e Polite che ebbe origine proprio a Temesa (472 a.c.). Il mito racconta di Ulisse, che nel suo girovagare nelle città italiche, sbarca a Temesa, ed uno dei suoi uomini, Polite, ubriaco, approfittò di una giovane donna della colonia, gli abitanti lo uccisero lapidandolo. 
Ulisse indignato dell’accaduto impose alla città pesanti tributi e lo spirito di Polite, si trasformò in un demone orrendo, di carnagione scura e rivestito con una pelle di lupo, di nome Alibante, che uccideva tutti i temesani che incontrava. Gli abitanti di Temesa, per porre rimedio al demone, si rivolsero all’oracolo di Delfi, che ordinò di sacrificare ogni anno al demone la vergine più bella della città. I temesani accettarono e costruirono un tempio tra gli ulivi selvatici, dove si sarebbe sacrificata la vergine. Un giorno il pugile locrese Eutimo, entrò nel tempio durante la cerimonia del sacrificio, si impietosi del fatto e si innamorò della vergine. Il pugile Eutimo sfidò il demone Alibante, lo vinse e lo costrinse alla fuga sprofondando nel mare.

Contrada Augurato e Mirabella



Risalendo la collina incontriamo un primo incrocio e prendiamo la stradina a destra e dopo un fabbricato diroccato, si prende la stradina a sinistra. Si raggiunge in poco tempo la contrada Augurato, un borgo di poche case in cui vi era la residenza del proprietario e poi del fattore. In questa contrada che ricorda le colline toscane, è presente un palazzo che per metà è stato ristrutturato in modo ‘moderno’ e l’altra metà mantiene il vecchio impianto. Sull’ingresso del caseggiato è presente lo stemma nobiliare, vi è anche la chiesetta di Santa Filomena, e tra la chiesa e il palazzo, vi è una bellissima fontana, denominata ‘du Peshcaru’ con un mascherone ‘apotropaico’. Nel borgo sono presenti ancora le macine del frantoio e vi sono anche due feritoie, per la difesa di eventuali attacchi di predoni. 
Si lascia questa contrada proseguendo per la stradina e si svolta alla prima a destra, si continua fino a raggiungere una seconda contrada denominata ‘Mirabella’. Anche questa è un piccolo borgo dedito ancora alla coltivazione e lavorazione dell’olive, oggi qui si possono degustare squisiti formaggi prodotti dalla azienda Pino. In questa contrada vi è una piccola chiesetta dedicata a Sant’Anna, dove è possibile entrarvi chiedendone la chiave. 
Da questa altura si ammira il panorama sul golfo di Sant’Eufemia, e se il cielo è terso si possono vedere le isole Eolie con il cono fumante dello Stromboli, e poi Salina, Panarea, Lipari, Vulcano, e se si è fortunati guardando ancora più a sud, si intravede il vulcano Etna. 
A questo punto abbiamo toccato il punto massimo di altezza e torniamo sulla strada di ritorno, ma senza rifare la strada precedentente, bensì un percorso ad anello. Volendo, in una prossima escursione, si può continuare il percorso per raggiungere Cleto. 
Dopo poche centinaia di metri si raggiunge la SS108, cioè la strada che conduce a Serra d’Aiello, la si imbocca in direzione di Campora S.G., chiudiamo l’anello raggiungendo la torre San Giovanni. 

Le contrade di Augurato e Mirabella, sono la memoria della storia contadina di questi luoghi, una storia rimasta uguale nelle abitudini, nei riti, nei modi di coltivare, nel ripetersi delle stagioni e delle generazioni, per centinaia di anni, ‘un medioevo’ durato fino ai primi anni del 1900.
E’ da ricordare che nel territorio della torre della Principessa è stato ambientato parte del racconto storicoLa Fine di un Sogno Storia di un Italiano di Mario Aloe,, che racconta le vicende della famiglia Baffa, proprietari della torre e dei terreni circostanti, durante il periodo antecedente l’unità d’Italia. 
Oggi in questa escursione eravamo: Franco Francesco StudioVentinove NaccaratoRoberto Aloe , io e Svietlana Malets, del gruppo di Camminando Onlus Amantea
‘Buen camino’ e alla prossima camminata.
Giuliano Guido!
File del percorso in kml dalla torre San Giovanni alla torre della Principessa, transitando da contrada Augurato e Mirabella
















domenica 14 luglio 2013

Sulle orme dei Briganti

Percorso a piedi dalla foce del fiume Angitola a Melito di Porto Salvo, percorrendo il Sentiero del Brigante
L'associazione camminando Onlus di Amantea, propone un percorso da percorrere a piedi, dalla foce del fiume Angitola,con attraversamento della zona delle Serre e dell'Aspromonte, passando per: Serra San Bruno, Mogiana, Ferdinandea , transitando per il piano della Limina , fino ad arrivare nel cuore del Parco dell' Aspromonte e e da qui iniziare la discesa per la costa ionica sino a Melito di Porto Salvo, per un totale di 180 km da percorrere in circa  sei giorni.
Il tragitto percorre longitudinalmente la Calabria, chiamata durante il periodo Borbonico, Calabria Ulteriore, toccando le provincie di Vibo Valentia e di Reggio Calabria, affiancando e percorrendo il noto sentiero escursionistico Sentiero Italia, il sentiero del Brigante e il sentiero detto dell'Inglese Edwuar Lear.
Le tappe da percorrere saranno:
Tappa 1 - dalla foce del fiume Angitola a Serra San Bruno
Tappa 2 da Serra San Bruno al passo di Croce Ferrata
Tappa 3 dal passo Croce Ferrata al passo del Mercante
Tappa 4 dal passo del Mercante ai piani di Carmelìa
Tappa 5 dai piani di Carmelìa a Gambarie
Tappa 6 da Gambarie a Melito di Porto Salvo
La camminata avrà inizio il 22 luglio, per un totale di circa 6 giorni.

In questo frame, allego la visualizzazione del percorso.


Negli anni precedenti, l’Associazione Camminando Onlus Amantea, ha realizzato il percorso "Calabria coast to coast" che ha tagliato la Calabria in modo trasversale partendo da Amantea fino ad arrivare h Crotone.
L'associazione Camminando Onlus Amantea, si è costituita nel 2005, ed ha n°12 soci fondatori e fino ad oggi conta 20 iscritti , ed ha come scopo la conoscenza del territorio, la riscoperta delle tradizioni e della storia e delle bellezze naturali della Calabria.
g.g.


venerdì 31 maggio 2013

Escursione a monte Cocuzzo maggio 2013

Escursione a Monte Cocuzzo (1541 msl) 

Lunghezza 15 km, dislivello 600m
 L’escursione a Monte Cocuzzo, anche se più volte ripetuta, riamane sempre una dell’escursioni più panoramiche, perchè offre una vista aerea a 360 gradi! Quando ci si trova sulla cima di Monte Cocuzzo, è possibile vedere: guardando verso il lato mare (ovest), il cono fumante dello Stromboli, l’isola di Panarea, Salina, Vulcano, Lipari e nelle giornate terse il cono dell’Etna, guardando verso nord si vedono la Montea, La Caccia, e continuando verso nord si vedono le cime del monte Pollino, Dolcedorme, mentre ad est la valle del Crati con la vista sulla Sila. Una visuale mozzafiato che permette di scrutare quasi tutta la Calabria. 
All’escursione di oggi 27 maggio 2013 hanno partecipato, Filippo, Giacomino, Franchinella, Marialuisa, Franco. L’escursione ha inizio dalla pineta di Longobardi, costeggiando le altissime conifere, che ci riparano dal sole! Uscendo dalla pineta si intravede la cima di monte Cocuzzo che si staglia nel cielo blu. 

Si inizia la salita, all’interno di un bosco di faggi e ontani, e con un po’ di fatica si giunge all’anticima che consiste in un pianoro costellato da formazioni rocciose, che ospita una sorta di intricato labirinto di rupi formato da dedine di guglie, rupi bizzarre, antri naturali , inghiottitoi. 

Si prosegue a vista verso la cima che in poco tempo la si raggiunge. Sulla cima è presente una croce e una serie di antenne. Dopo una piccola pausa si riprende la marcia, seguendo la stradina (lato nord) che porta al rifugio nominato Casellone, da qui si prosegue su una stradina in terra battuta, fino a ricongiungerci al punto di partenza. Alla prossima Camminando onlus Amantea g.g.

mercoledì 21 novembre 2012

Cascate del Menta - Aspromonte


Escursione alle cascate del Maisano o del Menta.
Questa escursione è stata percorsa nel mese di agosto con i il gruppo dei ‘camminando onlus’.
Si deve raggiungere il Parco dell’Aspromonte e precisamente Gambarie e proseguire per la strada per il monte Montalto, e prendere la direzione ‘diga del Menta’. Prima di raggiungere il punto di partenza, è obbligatorio fermarsi, ad ammirare l’incantevole Costa Viola, da sopra il naturale balcone di sant’Elia di Palmi, e successiva tappa è la visita al ‘ceppo’ di Garibaldi, cioè l’albero dove si è seduto Garibaldi quando è stato ferito.
E’ una bellissima giornata di agosto, ed iniziamo a scendere nel letto del fiume Maesano, più volte ci siamo recati in questo posto ed ogni volta ci sorprende con nuovi scorci e intense sensazioni. Ma questa volta ci aspetta una brutta sorpresa, tutta la valle ha subito un incendio distruggendo il sottobosco ed abbattendo diversi alberi, la rabbia e la voglia di urlare ci assale e restiamo impotenti di fronte a tale scempio.
Durante la discesa verso le cascate incontriamo la signora Rosa, che con qualche difficoltà anche lei ha intrapreso la discesa, le chiediamo se vuole unirsi a noi, così da condividere ‘gioie e dolori’, accetta anche se è titubante, per le proprie capacità fisiche, ma lo è di più, per il marito si è fermato sul sentiero ad aspettarla, dato che non aveva nessuna intenzione di continuare. La Signora Rosa, più volte nel corso delgli anni precedenti, aveva provato a raggiungere le cascate, ma ogni volta aveva dovuto rinunciare, ma questa volta e con il nostro supporto aveva deciso di arrivarci, spinta anche dal motto che le avevamo instillato: “se non ora quando!”.
Raggiungiamo le acque limpide del fiume, cosparso di grossi e tondi massi di granito, diverse trote fario, al nostro arrivo si nascondevano tra i massi ma ci davano il tempo di intravedere la colorazione picchiettata di rosa.

Raggiungiamo le cascate, che si sviluppano su tre salti, e ad ogni salto vi è una vasca straripante di un’acqua color smeraldo. Troviamo un posto dove sederci e i più temerari si fanno un tuffo nelle fresche (gelide) acque (tra cui io).
Questa volta, purtroppo, il pranzo è costituito da un frugale panino e l’immancabile bicchiere di vino che allieta la nostra conversazione e le nostre risate.
La signora Rosa, un po’ preoccupata, si è messa già sulla strada del ritorno, in poco tempo la ritroviamo esausta, seduta sopra un sasso che parlava con degli altri escursionisti che rientravano, ed affidava alla loro cortesia di rassicurare il Signor Luigi (il marito), nel caso lo avessero incontrato.
Con un po’ di fatica raggiungiamo il luogo dove abbiamo lasciato l’auto, e finalmente la signora Rosa trova suo marito, che la guarda con uno sguardo rabbioso, cercò di rabbonirlo, presentandoci e elogiando la nostra pazienza.

L’escursione non è ancora finita, anche perché decidiamo di passare da Montalto per una visita al Cristo Redentore e per ammirare la vista della Sicilia e del grande e sovrastante cono dell’Etna. Ridiscendendo da Montalto decidiamo di visitare il Santuario della Madonna di Polsi. Incontriamo gruppi di pellegrini sciamano lungo le strade tortuose e ripide che conducono al santuario. E’ già iniziata la novena che anticipa il giorno della festa (1 e 2 settembre), si respira un’aria decisamente medievale.
Da Polsi a San Luca attraversiamo ampi e secchi letti di fiumare, risalendo e ridiscendendo ripide montagne, per una strada a dir poco dissestata, siamo nel cuore dell’Aspromonte e ne ammiriamo tutta la sua primitiva forza. Lungo il percorso intravediamo pietra Cappa con la sua gibbosa rotondità (meta di una prossima escursione).
Ritorniamo ad Amantea transitando sulla strada che da Mammola arriva a Rosarno. Rincasiamo un po’ esausti, ma carichi di una giornata trascorsa tra la natura e condivisa per ogni emozione.
Buon cammino da Giuliano.















martedì 6 novembre 2012

Escursione al Monte Barbaro 5 nov 2012

La giornata era una di quelle che volesse quasi metterti alla prova...e noi, nonostante tutto accettammo la sfida. Siamo partiti alle 9n dopo che ognuno si era sistemato come meglio poteva con i propri impegni.Siamo stati in 8 questa volta. Io( Franco), Alessandra, Giusy, Franchinella, Roberto, Pierpaolo; Rocco, Giuliano. Tutti con la stessa voglia e lo stesso scalpitìo nel cuore. Quello di portarci sempre piu in alto ad ammirare il blu più lontano del nostro Mar Tirreno. La salita è stata faticosa ma il breve sostare di volta in volta che effettuavamo ci ricaricava per l'immediata ripartenza..Le isole Eolie, tutte e 7 erano li...quasi a galleggiare dietro quella nebulosa lieve ke affusolava le loro forme diverse ma insostituibili. La nostra vista era appagata da uno spettacolo non eretto da mani umane. I grossi nuvoloni che minacciosamente si avvicinavano..poco ci importavano..e niente avrebbero potuto fare per rovinarci quell irrefrenabile giornata. Giunti sulla cima la vista spaziava in qualunque direzione. 


Le varie tonalità di verde regalavano un vivace gioco di colori. I falchetti su nel cielo immobili sfruttavano maestosamente le veloci correnti di quel gradito libeccio.LA GIORNATA ERA TUTTA NOSTRA...Piu avanti grazie alla caparbietà mia e di Giuliano scopriamo un posto fantastico dove poter banchettare e consumare il nostro tanto e meritato pranzo. Il vino, un ottimo Cirò mise a tacere ogni commento...regalandoci così un prezioso silenzio oltre che ad un meraviglioso e spettacolare prato dinanzi a noi....come uno dei migliori campi da golf della nazione. Ora esausto...sono qui...su questa tastiera a sognare la prossima escursione....LA CALABRIA E' IL REGNO DEGLI DEI...(Francesco Naccarato)
























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lunedì 15 ottobre 2012

Monte Barbaro, Fiumefreddo Bruzio


 Risalita del monte Barbaro
Bellissima escursione per il panorama che abbraccia dal golfo di Lamezia Terme fino al golfo di Policastro, con la vista della costa Paolana e ldelle imponenti cime della Montea e della La Caccia. Raggiungendo la cima del monte Barbaro, monte Cocuzzo sovrasta e domina la vallata. Escursione priva di difficoltà, si segue un sentiero sterrato che parte da piano Barbaro, che lo si raggiunge transitando per Fiumefreddo Bruzio paese e dirigendosi verso la Badia di Fonte Laurato (aperta nel mese di Agosto,durante il patrono di Fiume Freddo, vicino la badia c'è la presa dell'acquedotto che arriva ad Amantea). Dalla badia, si continua con la macchina o a piedi, per la strada asfaltata che porta a Piano Barbaro. Lasciare l'auto ed imboccare il sentiero che è chiuso con un rudimentale cancello (richiuderlo, scappano le pecore e i buoi).
La stradina sterrata e ripida comincia ad essere appagante nel godere del paesaggio di Fiumefreddo paese, di Falconara Albanese e della costa. Arrivati all'antecima, si trovano i pascoli per le mucche ed i cavalli e una fresca fontana che immette l'acqua in un abbeveratoio per gli animali. Si prosegue seguendo la strada o il crinale e si giunge a monte Barbaro. Da quì si gode una bellissima vista del Monte Cocuzzo. Si può proseguire seguendo la strada e si giunge sulla cima successiva, fino ad arrivare alla Mano del Gigante. Lungo il percorso si incontrano ancora pascoli ed abbeveratoi per animali.
L'escursione è lunga circa 15 chilometri, evitare di farla nei mesi estivi.
L'escursione è stata fatta più volte, con Nino e con la Belva.
Buon cammino da Giuliano







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venerdì 12 ottobre 2012

Camminata nelle colline a ridosso di Amantea


Da Amantea a Terrati salendo dal fiume Colongi e ritornando dalla contrada Cannavina.

Camminata con partenza da Amantea, risalendo il fiume di Colongi, passando per la ex sorgiva detta 'du sghicciaturu', passando sotto i secolari platani di San Pietro in Amantea, proseguendo per la strada dei Terrati. Sosta per il pranzo al rifugio della forestale e ritorno da San Pietro, per la vecchia strada (franata) che riporta ad Amantea.
Camminanti: Franco, Roberto, Alessandra e Giacomo.
Chilometri percorsi, 21, con un dislivello di 500 m.















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